nella vecchia fattoria ia ia o. Un bicchiere di vino, il cinema a modo mio. Per galline insonni.
giovedì 30 aprile 2015
lunedì 26 novembre 2012
Frida, una storia senza tempo, tra un colpo di pennello e uno di amor.
Mood consigliato: tutti tanto è troppo bello.
Alcolico: assolutamente ... TEQUILA!!!!
http://www.youtube.com/watch?v=Wl4FDA2VaiI
Cari miei amici lettori, vi racconterò di un film del 2002, diretto in maniera magistrale da Julie
Taymor, che narra della grande pittrice messicana Frida Kahlo.
Frida, la storia di una giovane, donna, pittrice, malata, passionale e pasionaria, politicamente impegnata, scorrettamente innamorata. Ma sempre se stessa.
Snobbata dai libri scolastici, troneggiata dai libri contemporanei illuminati.
Perchè Arte è e deve sempre essere amore e comunicazione.
Rivoluzione, pugno sinistro alzato, muralismo, cavalletti sul grembo di una donna intrisa di un grande dolore e di una immensa voglia di vivere.
Speranza, colore, pasta, calci in culo, colpi di reni, umori, aborto, grida, sorrisi e sorsi di tequila.
Una storia che non vi racconterò.
Perchè questa non vuole essere una recensione ma una spinta a guardarvi questa stupefacente pellicola.
Anni caldi ... il 1929 è l'anno dove Frida, dopo un gravissimo incidente, conosce Diego Rivera, quello che sarà il suo panson, colui che sposerà ma che non sarà un marito, semmai un complice, un maestro, un amico, la passione e la palpitazione della sua vita.
Frida, si!
Una mia cara amica si chiama così, e penso che la sua mamma dandole questo nome volesse infonderle la sua tenacia e la sua grandissima anima.
Perchè guardarlo?
Primo.
Salma oltre ad essere una grandissssssssimisssssima figa, è molto credibile ( recitando, ha se stessa dipinto dei quadri ispirandosi all'artista per immergersi meglio nella parte ), la storia è molto fedele all'originale e la musica è superba. Salma è celestiale e terrena nello stesso istante, come una carezza in un pugno.
Secondo.
Una grandissima ( e non poteva essere di meno come tutte le Valerie, dalla mia grande amica Rosato che saluto, fino alla Marini di cui non vi aspettereste mai ma nutro grande stima, semmai per le tette ) Valeria Golino con il suo guacamole e i suoi occhi così languidi e tempestosi.
Grandissima Ashley Judd nella scena del tango.
E che scena!!! Dedicata a tutti gli estimatori della bellezza femminile.

Una storia che vi terrà attaccati allo schermo come adesivi ai frigoriferi.
Un amore e una forza di vivere fuori da ogni legame.
Che getta un ponte tra vita e morte.
Grazie Valentina Manfrinato ( mia amorina e sorellina ) per avermi ispirato in queste parole.
Fuori c'è la nebbia più densa, questo film vi farà trovare la tinta giusta per colorare le vostre giornate.
E fumatevi un paio di sigarette vedendolo, e anche fatevi due tre quattro cinque sei sette otto nove sorsi di tequila.
http://www.youtube.com/watch?v=06u-a5jmi6o
E per guardarloooo tataaaaà!
http://casacinema.eu/movie-film-Frida+streaming-7212.html
Un bacione dalla vostra Pogfarm :)
mercoledì 25 agosto 2010
Il giardino delle Vergini Suicide. Una colazione sull'erba finita un po' male.

Vino: Cabernet rosso come el sangre.
http://www.monova.org/torrent/2142544/Il_giardino_delle_vergini_suicide_%28XviD_-_ITA%29%28tntvillage.org%29.html
And the winner is... Il giardino delle vergini suicide, scritto e diretto magistralmente dall'immensa Sofia Coppola nel 1999. Sinceramente, avrei preferito che dal mio umile sondaggetto uscisse vincitore Paz, più sovversivo, più sporco, più Bologna, più rosso... ma mi congratulo lo stesso con le 4 anime pie che hanno decretato la vittoria del Giardino funesto, 4 anime spostate, 4 anime fatate, 4 anime fatte, 4 anime mie amiche.. perchè questo film, gente, è uno dei miei preferiti e dei migliori che siano mai stati girati.
Ambientato nel 1974, in quel di Detroit, in una società ipocrita e perbenista, nonchè bacchettona, la trama di per sè non mostra particolare ingeno: la peculiarità del film è il "come" l'intreccio si snodi tra immagini e poesia fotogramma dopo fotogramma, silenzio dopo nota musicale, sorriso ammiccante e furbetto di una Lux un poco lasciva che più che una vergine pare una ninfa traboccante di sensualità. Like a virgin, touch for the very first time. Mah, chissà. Chissà dopo, allora. Kirsten Dunst senza dubbio è di un fascino lezioso e conturbante... i suoi capelli d'oro sfuggono a qualsiasi regola come fili preziosi di scacciaspiriti al vento.I nomi dei suoi amori scritti sulle mutandine copulano con il tessuto quasi urlando.. con tenerezza.
La prima ad andarsene è Cecilia. "Evidentemente, dottore, lei non è mai stato una ragazzina di 13 anni".
Passo dopo passo ci si accorge come queste 4 fanciulle, Parche di se stesse, siano confinate in inferni trasformati da eden, tra festini patetici con punch analcolici, imposizioni, frustate emotivamente e frustrate nell'anima .. proprio quando l'adolescenza chiede ribellione per forza, cioè bisogna farsi del male per crescere.
Il giardino dagli olmi malati è un presagio di morte che invade tutto il film.
Le scritte da Smemoranda che aiutano la narrazione rimandano al chiacchierare sotto i banchi di scuola, alle sigarette fumate in 4 dentro al bagno al cambio dell'ora.

La fotografia è superba: ogni momento è uno scorcio d'arte, un quadro come le vie di Bologna quando ti perdi in autunno, le fanciulle sembrano Olympie di Manet, sdraiate su colazioni sull'erba .. con quello sguardo ammiccante e birichino, nude, eteree, di una grazia infinita. Visionario, tempestato di madonne e santini, letterine scritte con la penna colorata che profuma.. quella dei missili che potevi scegliere la tinta con un click... unicorni, tramonti, shorts, tiramolle rosa, seduzione soffusa sempre palpitante.
Ma il giardino delle vergini suicide è un film allo stesso tempo rock. Molto rock. La colonna sonora è un qualcosa di celestiale, prodotta dagli Air. Trip è rock, e anche un po' stronzo. Un po' tanto. I Kiss bruciati sono una sberla a mano aperta. Superalcolico alla pesca, le ragazze lo adorano.
La Turner è divina.
"Nella nostra casa non mancava l'amore, c'era tutto l'amore necessario. Non sono mai riuscita a spiegarmelo".
Per spiegarlo alla Tondelli:
i "Trip", gli amori buchi e le paranoie di una vita in provincia".
Mezza vita, in questo caso, anzi, un quarto. Un quartino di vino rosso da gustare piano piano.. una satira nera, caustica, dolce, carezzevole, spietata, pastello, porneggiante con classe.
Questo è The Virgin Suicides.
martedì 24 agosto 2010
domenica 15 agosto 2010
Waiting for un MAH.

Appoggio il mio corpo e i miei gomiti e lentamente attendo.
Attendo guardando, schiacciata come una schiacciatina al rosmarino, molto buona e friabile, di quelle che ti prendevi a scuola dalla paninara alla ricreazione.
Che bei tempi quelli della paninara.
La paninara con l'esistenza amara, qualla che poretta aveva un occhio semichiuso e non si sa perchè, tante fantasie sono state fatte su questo occhio un po' aperto e un po' no. Mah.
Un grandissimo MAH si eleva su di me in questo momento, un punto interrogativo più grande di me, e non ci vuole molto.
Dicono che Nietzsche abbia salvato la sua vista cominciando a scrivere con la macchina da scrivere, appunto.
E io qui cerco di guardare solo la tastiera scrivendo con gli occhi chiusi.
Ma questo MAH è presente anche se non guardo, aleggia in me come una nuvola incazzata che spara solo pioggia.
MAH che è molto diverso da un BOH.
Molto più meno adolescienziale.
La paninara con la schiacciatina, si così mi sento, mentre guardo la gente che spinge e si fa sempre più totalizzante, più alta e più grossa di me mi spinge e ci scappa forse un bambino in questa mischia di aliti e sudore, e braccia che si dimenano con in mano pezzi di carta dai più svariati colori.
Sempre qui, sola con in mano la mia monetina da juke bok, e attendo con rispetto e perseveranza il mio momento, l'istante in cui anch'io avrò la mia stella che mi proteggerà, il mio posto al sole, la mia tanto ricercata tenerezza.
Mi faccio forza perchè la pazienza è la virtù dei forti, e penso a cosa ho fatto nella giornata, penso a quello che mi aspetta fuori e strafuori, rifletto su cosa potrò creare e costruire. Tante cose al mondo puoi fare, ma la Tassoni.. no, dai.
E guardo la gente che passa e prende il mio posto. Tante persone vorrebbero e hanno cercato di prendere il tuo posto, ma i cazzi miei li racconto solo a te. Cazzate.
Tengo a freno i miei nervi e faccio yoga, respirando forte, con l'ansia che va piano piano confondendosi con il supporto a cui sono appoggiata.
Tanto tra un po' tocca a me, dai.
Credici.
Come la Morte che arriva e ti travolge, ora sono sicura che travolgerà anche a me la sperata speranza di essere più alta, o almeno con dei tacchi più alti o una spiccata maleducazione che in certi momenti ci sta.
Aspetto, e guardo passare le anime morte, i cadaveri alleggeriti sulla spuma del fiume che osservo attenta mente si, attenta e dopo alcuni spazi, mente.
Sono qui.
Ci sono e penso fantasticando.
Sono qui che aspetto una cosa al bancone del bar.
giovedì 12 agosto 2010
I depliants dei supermercati e la carta da culo.

Del senso che appena torni a casa guardi nella buca della posta se ce n'è.. e se intravedi delle carte colorate hai già un mezzo sorriso ebete stampato sulla faccia.
Prendi tutti velocemente, Esselunga, Coop, Margherita (che poi sarebbe la Conad), Plenty Market, Metà, insomma ogni buco fa trincea e ogni cuore fa capanna.
E ogni occasione è giusta per collezionarli, loro, i depliant con le offerte dei supermercati.
Veloce sali le scale, apri la porta e non saluti nessuno ( tanto saranno tutti fuori o a letto ) e cominci ad organizzare l'atto supremo, il momento di riconciliazione con le tue tasche e gli ultimi centesimi che ti restano. Il ballo delle monetine rosse, povere quelle, un pochetto arruginite che nessuno non se le caga. Ma se non ce le hai, dimenticati pure le sigarette.
Cominci a disporre tutto sul tavolo, stappi una birra, ma va bene anche un'aranciata fresca, e pianifichi la spesa del pomeriggio. Pianificare, organizzare, ottimizzare, questa è la Nuova Politica Economica, questa è la NEP, la mensa vicino a Belle Arti, il panino del pakistano che il pane è grosso come un materassino gonfiabile e il salame un po' demodè.
E provi anche una certa soddisfazione a spiegare la carta sul tavolo e girare le paginone, quasi ti senti che stai leggendo il Manifesto con un'aria un po' snob e il calzino bianco in vista... e invece stai semplicemente scoprendo con grande gaudio e un pizzico di onanismo, stai snocciolando le offerte settimanali del supermercato.
Un amore grande e incontaminato ti nasce nel petto appena scorgi il cagnolino labrador che zampetta felice su un prato rosa.. si!! La carta da culo in offerta! Non dovremo più pulirci il deretano con la carta fatta con la corteccia degli alberi! Questo si che si chiama risparmio, 10 rotoli ad uneuroesettanta... roba da matti.
Ed è subito pronta la spedizione per la carta da culo.
Continui a guardare con attenzione e con la tua penna spunti le offerte più interessanti, la pasta Voiello in sconto, si quella ci vuole che ci facciamo la cena sabato per l'esame di Margherita che è andato bene, il latte a metà prezzo che ne beviamo a taniche tanto da farci venire le fitte da latte per la storia della disintossicazione, il pane della Barilla a bauletto che con i punti ci facciamo il set dei piatti e la tovaglia che non ce l'abbiamo nemmeno, l'olio! Si, l'olio extravergine d'oliva che lo mettiamo perfino dentro al caffè.. il caffè... si dieci bottiglie di caffè e dieci pacchi di olio Monini.. e dieci cartoni di pane e dieci confezioni di latte, insomma prendiamo tutto.
Il bagnoschiuma della Dave che prima ci lavavamo con il sapone della mutua.
Che soddisfazione e che calore al cuore.
Si parte in pompa magna, si! Tutti a fare la spesa delle casalinghe ninfo/distrutte. Pronti? Via!
Ore 12.30
Cazzizzzzzimo cazzzo cazzuto. Non ci avevamo pensato.
Non c'è più un cazzizzzzimo cazzo cazzuto. Siamo state letteralmente fregate dalle massaie che la spesa la fanno alle nove. Ci sentiamo un po' sole. Un po' tristi. Un po' ammareggiate ci voltiamo come una marea e ci accingiamo a fare la solita spesa in bianco e nero.
Un tratto, un lampo, un guizzo, un sole all'improvviso.
Tante belle bottiglie luccicanti. Sono lì che ti guardano e ti sorridono amabili. Che belle, sirene ammaliatrici dei naviganti.. comprami comprami,comprami.. dammi una casa.. bisogno di tanto affetto.
Il vino è in offerta.
Bomba. Stasera cucino io, si chiamano un po' di amici buoni e fanculo alle offerte della carta da culo.
Tanto, non è tanto importante accettare. L'importante è condividere.
lunedì 9 agosto 2010
Un posto per ridere, un posto per piangere. E' tutto a posto.
Dicono, ma senza dubbio lo sanno proprio. Tutte le cose più forti, le storie che fanno sognare... hai presente divorare la carta, gli occhi, bulbi impazziti si muovono su e giù per la pagina e mangiano come, si pappano tutte le parole una ad una fino al gesto automatico del girare pagina, l'atto sicuro e confortante di chi ti aiuta con lo spartito mentre suoni e hai le mani impegnate.
Tutto quello che emoziona tiene impegnati gli occhi.
Tutto ciò che ti accende, che ti fa sognare, nasce dalla disperazione. Dalla sofferenza, dal tedio, dai fazzoletti snarocchiati impilati in una sindrome di raffreddamento quasi premestruale.
Cimiteri di Kleenex. Carte strappate. Porte sbattute.
Dicono che più soffri e stai male e ti dai e ne prendi, più la mente partorisca le più belle storie di tutti i tempi, come le collezioni dei cd che trovi la notte nelle televendite.
Che abbiano ragione? Possibilissimo.
Non è discutibile la forza riparatrice della foga dello scrivere, il flusso liscio che ti porta a spiegare le tue storie, apparecchiarle a festa e disporre le lettere e le parole su tovaglie a quadretti fresche di bucato lasciate asciugare al sole.
E' innegabile la serenità che pervade il tuo essere dopo che ti sei liberato dall'angoscia di un peso grosso, intricato, negativo.
Ma le storie che ti abbracciano nascono anche dal disordine, dai letti sfatti delle nostre notti insonni.
Dalla merda, spesso.
Molte cose belle nascono dalla merda, e forse questa è una di quelle.
Una storia di merda.
mercoledì 4 agosto 2010
Un po' quello che sia.

Ad alcuni, cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace.
Ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia.
Ma cos'è la poesia?
Più di una risposta incerta è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a
questo come alla salvezza di un corrimano.
Wislawa Szymborska.
Questa è una delle più belle poesie che siano mai state scritte sulla poesia. Può essere una poesia uno scritto che parla della poesia? Cioè, capiamoci. Può una poesia avere al suo interno l'aspetto evocativo di cosa è lei per se stessa ? Un vademecum per ricordarsi di se stessi.. è come se un giorno la poesia, sciolte le sue trecce davanti alla toilette, avesse chiesto alle stelle di trovare una propria spiegazione in questo mondo dove poco ancora si scrive e si riflette. A parte che poteva anche chiederlo alle tazzine lasciate sporche nel lavandino, sarebbe stata la stessa cosa.
E' come se la poesia un giorno si fosse alzata e avesse attaccato un post sul frigorifero "cercare me stessa e quello che sono". Si, ci siamo.
Questa è una delle più belle poesie che siano mai state scritte sulla poesia.
Poesia.
Un po' quello che sia, insomma.
Lasciare evadere le proprie sfumature nella mente e avere il coraggio di trasporle su un supporto.
Trasformare i liquidi in parola.
L'incontro, lo scontro, l'amplesso tra un cielo e un quaderno a quadretti. La prima volta di un pesce appena venduto e la carta che lo avvolge.
La stretta di mano tra il caos e l'ordine, la rima e il bacio, tra l'essenza e la boccetta, il confondersi di un vicolo buio e la paura che attanaglia.
Il compenetrarsi tra la bestemmia e la sua dolcissima violenza.
Cos'è la poesia?
Giusto, è un corrimano a cui aggrapparsi.
Mai immagine fu più suggestiva.
La poesia ci salva. Ci fa sentire meno soli, anche quando ci sentiamo come una coppia in silenzio seduta al tavolo di un ristorante.
La poesia è il nostro materasso.
Mi mancano le mani.
venerdì 30 luglio 2010
No, il post-cresima, no.
Ho provato ad essere come volevi.
La treccia tirata su che tra poco scendeva il sangue.
Il vestitino a quadretti.
Il catechismo. Quello si che fu una condanna. Sale il mattino e ancora mi ricordo come fosse ora il prete di turno che chiedeva a noi bambini cosa volessimo fare e io ingenua che risposi la stilista. O la scrittrice o la ballerina e la cantante. Quando una voce disse "il falegname" tu, prete di merda, mi guardasti come fossi un alieno, spezzando le mie ali in due minuti all'età di dieci anni già mi sentii incompresa. Il falegname è una bella professione, e tu, arrivista di 10 anni, impara a volare basso, impara ad essere NORMALE.
Cosa vuol dire "Non commettere atti impuri"?
E la suora, la maledetta di turno, mi disse di non andare al bagno con i miei amici.
Porca puttana, sono qui, e in bagno con i miei amici ci sono andata, davvero, tante e tante volte.
E a fare anche cose, che tu, suora malefica impastatrice di paranoie di noi ragazzetti, si, tu, suora con i baffi, cose che nemmeno te le sogni.
Ho provato ad essere come volevi.
Ma fino ad un certo punto.
Finchè una volta vicino all'altare, vicino al sacerdote che mi diede una sberla cresimandomi, infingendomi una chiazza di ipocrisia che nemmeno la volevo avere, chiamandomi Paola quando si sa che mi chiamo Enrica, vestita come peggo potessi, orrenda, che le foto le vorrei bruciare e tutto quello che resta.. si, tu, mi dissi " Vero che farai il post cresima?"
Ci provai. Ma il primo atto sovversivo mi diedero della lavativa.
Chi me lo disse?
Ahahaaha.. una sfigata che voleva professarsi la riparatrice di anime, mi piacerebbe vederti a casa insieme a 4 figli e un padre psicotico, brutta papalina di cacca che non sei altro.
Ho provato ad essere come volevi.
Ma i preti, no. Quelli li vorrei tutti al rogo.
Ho provato ad essere come volevi.
Alejandro, Roberto, Fernando, salvatemi voi.
Menomale che ho la mia pecorella che ancora mi rimbocca le coperte.
Menomale che ci sei, mamma. Ti voglio tanto bene, ma no, il post cresima, no.
mercoledì 28 luglio 2010
Fenomenologia dell'attesa.

Ed io le guardavo.
Fissavo prima un occhio verde e poi l'altro nocciola, uno azzurro e poi ancora quell'altro verde.
Empatia, si chiama. Stavo in silenzio perchè spesso in molte situazioni si può anche stare zitte. E nel silenzio c'è molta più intimità. Cioè, non è facile permettersi di stare in silenzio, così. Provate ad immaginare due persone sedute a fianco, che stanno zitte, completamente zitte. E continuano a stare sedute di fianco, e i loro culi poggiano sulla stessa medesima assenza di suoni. E stanno bene lo stesso, perchè magari non c'è qualcosa di davvero essenziale da dirsi, e uno sta leggendo un libro e l'altro guardando X factor, che ne sai. Intendo X factor quando c'era Morgan, nota dell'autore indispensabile perchè se qualcuno pensa che io possa solo minimamente citare X factor ora che c'è la Tatangelo e che possa solo per un attimo ancora e un soffio di fiato credere che lo vedrò, beh, è meglio specificarlo subito.
Stare in silenzio insieme è un lusso difficile da permettersi.
Allora andai in cucina e presi un pentolino, lo riempii d'acqua e lo misi sul fuoco.
Dopo dieci minuti mi ricordai che avevo un pentolino sul fuoco e andai ad accendere il fuoco.
Poi preparai LA TISANA.
Sapevo che tante volte avevo anch'io stretto così ferocemente il cellulare nella mano e il lembo del cuscino nell'altra.
Qui serviva un antidoto. LA TISANA dell'erborista che avevo impezzato giù sotto casa avrebbe fatto il suo effetto.
Eravamo tutte e quattro sedute silenziosamente sul divano di pezza colorato in un momento di incredibile notturno.
Realizzai che quella sera non saremo uscite. Le chicche aspettavano impazientemente.
Broken Princess
martedì 27 luglio 2010
Quasi quasi mi faccio uno shampoo.

Chi sei tu per me?
Ora è nuova, diversa, ci potresti mettere dentro qualsiasi cosa, anche l'olio per condire la pasta, o la candeggina per detergere le macchie di un tampax vigliacco.
Consiglio della notte, consiglio Marzulliano un po' zoppicante: l'amore è come lo shampoo, ti pulisce quando vuoi, ma ti rende schiavo della sua stessa essenza e del suo profumo. Non prendete mai in giro uno shampoo. E cambiatene spesso la marca, che di uno ci si affeziona, ma di tanti non si perde mai la speranza. Di trovare quello che veramente non lascerà la bottiglia vuota, quando meno te lo aspetti, e magari il supermercato è chiuso.
domenica 25 luglio 2010
IL NOTTURNO.
Dicesi Notturno l’autobus che attraversava Bologna by night raggiungendo i posti più incredibili e le stelle più cocenti. A volte ti lasciava nel nulla nelle prime ore del mattino, tu lo abbandonavi per poi accoglierne un altro con lo stesso affetto incondizionato dell’inizio. Nascevano amicizie e piccoli stupidi amori alla fermata tanto faticosamente raggiunta, bei momenti, brutti e anche così così. La notte di una data a caso eravamo tutti uniti io, la Nini, Paloma, il Teo, il Narco, il Gian e il Gomez, Amelia e il Pedo, Otto, la Tony, Antonia e Magda e … non mi ricordo. Nevicava e io non me ne accorgevo anche perché le mie mani non erano nelle mie tasche … forse per quello non sentivo il freddo?
Eravamo davvero in tanti, gli stessi della sera prima, del pomeriggio precedente, del tramonto di ieri, i MEDESIMI. Arrivò il Notturno e ci divorò con tutte le nostre aspettative ci perdemmo, così refrattari e confusi, maldestri nelle nostre posizioni poco convinte. Spesso incontravamo il pazzo stressanime con le manie psicotiche delle ricette e dei conti, ogni tanto si alzava dalla sua posizione sparando a salve su noi attoniti.
-“Perché se mio padre mi dà mille euro in mille giorni, io ho un euro al giorno … e la pasta con i ceci, con i fagioli, e il ribes e lo zenzero e i cardi e il ginger … - quanto tempo non sentivo parlare del ginger lo sa solo Dio – e bla bla bla…” - e noi lo si stava ad ascoltare, e si prendevano spunti e appunti, annotavamo le dosi e i grammi di pietanze così esistenzialmente arrangiate e condite …
Teo diceva che si trattava di una persona saggia, e non si sbagliava di tanto, di troppo.
Alle volte si incontravano strani personaggi con strane idee letterarie innovative e flagranti, eleganti nei modi e negli atteggiamenti. Fu la Nini a raccontarmelo l’episodio, appena tornata a casa, davanti ad una tazza di tisana alla scorza di limone, che di tisane noi ce ne intendevamo, e anche di infusi, bevande calde e yogurt.
-“Perché ci siamo stufati di questa letteratura escapista, della fugacità dei panorami e della caducità delle storie. Ora abbiamo bisogno dei qui e dell’adesso!!”-
Perché colui che spaccò tutti i vetri dell’autobus in preda ad un raptus emozionale chiedendo implorando invocando un rifugio per la notte, per la vita … milioni miliardi di pezzetti di vetro che volavano roteando vorticosamente, il panico generale le risate nervose e io uccisa repentinamente rinsavita in braccio al conducente si fermi si fermi … in delirio che ci fece anche ridere tra i mille musi storditi e fare amicizia tra di noi abitanti di via Murri, quelli che la corsa non potevano finirla ma dovevano proseguire verso il proprio personale rifugio seppur un attimo nel caos comprendessimo l’accaduto mediante una sospensione di giudizio paradossale , anche noi in fondo volevamo un riparo, una casa, delle mani grandi dove appisolarci, noi tutti non ci accorgevamo di essere fortunati nel nostro piccolo di avere un tetto … perché lui che spaccò tutti i vetri dell’autobus chi se lo scorderà mai più?
Quasi come l’amico conducente che ci fece sobbalzare dai nostri sopori fermandosi al deposito delle Due Madonne e battendo le mani ci riportò ai nostri doveri di restare sempre e irrimediabilmente svegli e vigili perché nell’autobus non si veniva a dormire, non si doveva, non era cosa buona e giusta, era notte e non capiva un cazzo della nostra attitudine all’autodistruzione velata che a casa avevamo tutto … o più semplicemente era pure lui pazzo schizzato senza possibilità di fuga e di redenzione come tutti noi peraltro annoiati della nostra esistenza che spesso ci faceva soffrire un poco e starci male, e ci faceva venir voglia di smetterla e di farci fuori con le nostre stesse mani e che qualcun altro mandasse avanti la baracca e portasse a casa l’affitto ma noi eravamo troppo impegnati ad infiocchettare le nostre notti per pensarci meno ai nostri piccoli malesseri e al nostro cuore troppo pieno per un mondo troppo vuoto, che senza rendercene conto eravamo tutti uguali e distanti allo stesso modo, perché tutti avevamo un giorno amato e un giorno odiato, un giorno riso e quell’altro no, ma continuavamo sempre e comunque fortemente a volerci svegliare dal torpore, e a ridere, ridere, ridere.
E pure quella notte avevamo riso, io e i miei assistiti … ed io scesa dal Notturno stavo per cadere sul marciapiede. E poi tutti a letto, un’ultima sigaretta che non la sentivamo nemmeno più.
( Nel frattempo, la Dorothy non se la passava meglio. )
Camminare per Bologna...ore due e rotti..rotta io e i muri che mi circondano, spessi, marroni e cantilenanti di esperienze e storie vissute, episodi, notti burrascose, sentieri sommersi di fradice emozioni tintinnanti..essere da sola ma non troppo, camminare con la musica nelle orecchie e sapere, essere convinta che altri hanno solcato le piastrelle consumate di questi vicoli di mattoni gialli, come Hansel lascio sassi e molliche dietro di me .. girandomi a 360° per osservare la scia di storia dietro di me. Dietro di me, vicina a me e lontana come un c'era una volta, penso a quanto sono viva in questo preciso istante dove nulla mi accade e tutto mi capita, viva, palpitante, tossisco scorie colorate che pervadono l'aria di ricordi e delicatezza. Sono io e i portici, e le colonne, e gli archi, e le volte a botti, e i sogni rotti, e le aspettative distrutte ma mai sepolte, sapendo di essere sola ma con un mondo di cose da scoprire, assaporare, condividere, colorare e sognare. Per poi arrivare al fornaio ed entrare nell'odore, nell'essenza gratificante di una pizza appena sfornata, di una birra fresca da assaggiare e consumare con le tue coinquiline a fine serata, in un privè composto da un divano, da un fornello e da tanti cuori che irrompono all'unisono e fanno vibrare. Questa è una passeggiata per Bologna. Questo è un tassello di un puzzle da comporre in una vita da respirare e mangiare, afferrare e gustare con gioia e consapevolezza. Pensando che bisogna bastare a se stessi, perchè siamo nati uno e nessuno, con le nostre forze e il nostro spirito. E che cazzo me ne frega se piove, minchia, ci sono i portici.
domenica 18 luglio 2010
Cosa avranno da cantare questi uccellini?
sabato 17 luglio 2010
Preferisco stare sopra, come le sottilette.
Esiste un detto un po’ banale e sempre sentito: dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Ma dietro questa grande donna chi c’è? Nessuno.
Ci viene da pensare alle madri, alle mogli e alle compagne dei grandi condottieri, dei dittatori vecchi e nuovi della storia, alle donne degli eroi nuovi e antichi: e ci salta alla mente la forza, la tenacia, l’estrema diplomazia e la pazienza delle figure femminili che hanno indirizzato e trattenuto, fermato e supportato i loro compagni. Li hanno aspettati, confortati, informati, appoggiati, salvati.
Hanno tradito per loro, hanno ucciso e mentito.
Giunone ha sempre amato e perdonato il suo sposo, ma la sua immagine si è sporcata di crimini e malefatte: Era la sanguinaria, vittima dei capricci di uno Zeus traditore, esorcizzava la sua gelosia e le sue corna punendo la gente comune e le donne conquistate dal suo uomo, anche con la forza.
Penelope, ad aspettare il suo Ulisse, si è beccata corna e fama da sfigata. Calipso, invece, è passata per una poco di buono.
Lady Macbeth, per avere preso in mano la situazione data la titubanza del Re suo consorte, è stata dipinta come una donna snaturata assetata di gloria. Giulietta si è uccisa ( quando poteva piangere un po’ e mettersi l’animo in pace.) Eva ha preso la mela, causandoci ciclo e parto dolorosi. La bellezza di Elena ha causato una guerra. Ippolita, amazzone guerriera, è temuta e sempre sola. Giovanna l’eretica, Giovanna al rogo. Per non parlare delle streghe che sono sempre state dipinte come brutte e cattive, mentre gli stregoni fanno ridere e sono simpatici. Aspettiamo il principe azzurro e cadiamo addormentate, non pigliandone altri, di pesci. Rosa Luxemburg è stata assassinata e gettata in un canale. Insomma, è vero che dietro ogni uomo c’è una donna, ma che fatica.
Simone De Beauvoir diceva che donne si diventa, non si nasce: ed è vero, ma questa nostra esistenza è fitta di tranelli manco fosse un gioco dell’oca, dove spesso a passare per le oche siamo proprio noi.
Molto spesso non siamo state solo dietro ai nostri uomini, ma sotto, vittime di soprusi, prevaricazioni e ingiustizie.
Preferisco stare sopra. Come le sottilette.
martedì 22 giugno 2010
Profumo di Perlana tornando a casa.

E così fai con i maglioncini che la mamma ti aveva lavato e stirato e messo nella valigia con tanto amore e tanta speranza che finissi gli esami in tempo per dirlo ai parenti e organizzare una bella laurea con le bomboniere con i confetti non scaduti da una sessione fuori corso e da una tassa arretrata da pagare perchè invece di studiare eri stata a sbevazzare con le conquiline al baretto degli amichetti o alla discoteca frocia che ci potevi sfoggiare i balletti della Gaga provati in camera.
Si, compri questo miscuglio di agenti lavanti e non , per spazzare via dai jeans le prove di un coito addormentato su un sedile o un letto sconosciuto, per eliminare le serate passate seduta su una piazza in festa.
Un unguento, un incantesimo perfetto quasi per detergere la coscienza di tante occasioni da bohemienne, tanto ormai sono così banale che per diventare divertente dovrei rinchiudermi in un convento e raccontare cosa succede, allora si che sarei divertente. Accidenti.
E se dici accidenti sei proprio alle frutta.
Che questo profumo di Perlana mi volesse dire qualcosa? Non lo so. Sed quiri sentio et excrucior.
domenica 20 giugno 2010
Da grande voglio sposare Camoranesi.

E' così piccino che lo terrei sempre con me e pure di notte lo metterei sul comodino come abat-jour.
Con quelle lunghe chiome d'ebano mi ricorda un antico guerriero greco, come quelli che combattevano con Hercules e Xena, un Ulisse dei giorni nostri che ha visto tanti posti, viaggiato per flutti e tempeste, conosciuto popoli e costumi. Me lo vedo già correre sul suo cavallo giallo, cloppete cloppete cloppete... su e giù per i prati, giù negli Inferi tra l'Averno e i Campi Elisi.. cloppete cloppete cloppete su e giù, a combattere con Nettuno e Giunone, sfidare l'ira di Zeus e la violenza bramosa di Marte.. cloppete cloppete su e giù. Su e giù e basta.
Il sangue caliente scorre nelle sue vene, non oso pensare a come possa muoversi tra i pentagrammi e le note, con una rosa rosso porpora stretta tra i denti e avvicinarsi alla sottoscritta stretta in un tubino di raso nero... si si si, io sarò la tua Roxane, per questa notte di giugno che fuori piove. Oh ma questo qui è capace pure di ballare alla cassa del supermercato mentre aspetta la fila, eh? Cioè, pensiamoci! E mentre fantastico su questo tipino, mi immagino il nostro ultimo tango argentino.
Ah, Camoranesi... e magari se la cava pure ai fornelli... e questa sarebbe una grande libidine... io la coca cola me la porto a scuola, coca cola si coca cola che mi fa star bene.. con tutte tutte tutte quelle bollicine... mmm ... Camoranesi con un bel pollo in mano con le patate come la Barbie nella sua cucina rosa ... che immagine di speranza.
Camoranesi che fa la lavatrice.
Camoranesi che ti viene a prendere in stazione.
Camoranesi che ti porta la mattina i cornflakes con il latte ( scusate sono a dieta e le uova strapazzate non me le posso permettere).
Camoranesi che ti racconta le fiabe prima di addormentarti.
Camoranesi Big Gym.
Camoranesi barman che ti fa lo spritz al campari con cannuccia.
Un idillio, un sogno.
E dopo tutta questa serenata da cretina, forse si è capito che sono un poco juventina.
mercoledì 16 giugno 2010
Parlare con le piante per scongiurare di essere piantata.

E così comprai un pesce rosso e lo chiamai Alessio.
Non raccontate mai questa storiella ai vostri figli o ai vostri nipoti, o ai bambini a cui fate le baby sitter.
E tantomeno ai vostri bonsai, non crescerebbero più.
domenica 13 giugno 2010
Apologia della fame chimica.

E trovi il tonno, rosa e friabile che lo tagli con un grissino. Speriamo di no, va là. E trovi qualche tortellino da mangiare crudo, che si sente ancora di più, e che buono che è!!! Avete mai provato a mangiare un tortellino crudo? Un orgasmo dei denti e della lingua che il dentista vi farà uno sconto.. Maledetti dentisti rotti in culo. E lo vorrebbero. E poi trovi la mostarda, e la n'duia e lì ringrazi Dio di essere nata con delle papille gustative funzionanti. E ti senti proprio la vita venire dentro, venire su e venire e basta. E poi cerchi ancora e trovi le zucchine e le melanzane e le fai a pezzettini, sempre per il tuo panino che ormai non ha più dignità. E cerchi ancora all'impazzata, non sai cosa vuoi, come nella vita e dici, si, domani sarà un altro giorno, e si vedrà, come Rossella me ne frego. me ne infischio. Arriva un po' di aria dalla finestra e sto meglio. E guardi ancora, ormai quella scatola che fa freddo ti dice basta, mi hai già abbastanza scopato. E non con la scopa. Perchè non è facile scopare un frigorifero. O no? E cerchi ancora, e trovi il melone, le fragole, e le ciliegie, e le albicocche e dici, no, nel panino non ci stanno bene, ma te le mangi comunque.. Tanto male non fanno. E alla fine, come l'acqua in una oasi, come la verità, come un tampax come quando ti vengono in anticipo, come un temporale d'estate, come una nota in un pentagramma, che senza quella la musica fa cagare... arriva il salame. E lo guardi come la tua prima volta, come hai guardato negli occhi il tuo primo amore o la figurina dell'album di Beverly Hills che ti mancava. E lo guardi, lo prendi in mano con tutte le mani, lo prendi tra le mani come fosse un membro, e lo annusi, lo assapori e ringrazi il tuo vicino di casa che lavora in campagna. E pure il povero maiale che ne è il proprietario. E lo affetti piano piano , e gli dai affetto, e lo mangi anche un po' prima di metterlo nel panino. E poi lo addenti, questo panino post moderno fatto di tutto. E dici grazie alla vita per questo piccolo momento. Che non hai il lavoro, che non hai amore, che non hai successo, che non hai soldi, che non hai cose concrete, ma hai il tuo panino al salame. E tutto il resto. Questo è scrivere, e questo è un panino al salame.
domenica 30 maggio 2010
I sogni non sempre son desideri.




